Autismo perché  - A.G.S.A.S. onlus
  Associazione Genitori Soggetti Autistici Solidali - Palermo - Sito Web Ufficiale 
questo sito è in rifacimento scusate il disagio...

Home

Chi Siamo

5 x 1000

Iniziative

Contatti

L'ASSOCIAZIONE

Chi siamo

Convegni e workshop

Multimedia

Shop

Aiutaci

CONTATTI

Diventa Ambasciatore dell'Autismo

L'AUTISMO

Cosa è

Galassia autismo

AREE

area staff

area studi

area progetti

area testimonianze

area ricerca

area formazione

area tirocinio

Legislazione

Indirizzi utili



"Coriandoli d'Amore"

 

Accesso PEC

 

 


Area.Testimonianze

Questo spazio è dedicato a tutti coloro che si confrontano con il mondo dell'Autismo e vogliono condividere le proprie esperienze, riflessioni ed emozioni ...

Da non perdere...


INTRODUZIONE

I problemi del bambino autistico, nell’ambito delle difficoltà relazionali, devono essere tenuti presenti in ogni momento della sua educazione.

Ogni problema di insegnamento, tenuto conto degli specifici problemi legati a tale patologia, dovrà porsi tutta una serie di obiettivi da perseguire.

Il bambino autistico ha una scarsa consapevolezza della propria identità e della propria immagine. Presenta turbe della socializzazione, propenso più all’isolamento. Spesso rimane impegnato in attività stereotipate, ossessive.

Affinché il suo comportamento asociale venga sostituito da uno  accettabile è necessaria la meditazione di una figura di riferimento significativa, quale l’insegnante in ambiente scolastico.

A livello senso-percettivo il bambino autistico ha notevoli difficoltà di organizzazione e di integrazione, difficoltà che si ripercuotono in tutte le aree dell’esperienza e dell’apprendimento.

Un allenamento sensoriale prolungato è essenziale perché il bambino autistico possa sviluppare la capacità di usare i suoi sensi in maniera appropriata.

Allo stesso modo, tenuto conto delle difficoltà del  bambino autistico di strutturare un linguaggio comunicativo, l’insegnamento scolastico dovrà essere finalizzato anche all’acquisizione  e all’uso di strutture grammaticali o di un’attività mimico-gestuale volte proprio alla comunicazione.

L’ambiente scolastico deve quindi essere concepito come il luogo in cui il bambino può venire a contatto con tutta una serie di situazioni e materiali che deve imparare ad utilizzare in concreto con la guida costante dell’insegnante.

Pertanto l’intervento psicopedagogico dovrebbe prevedere:

  • La presenza di un’insegnante di sostegno che sia in rapporto di 1:1;
  • La stabilità di tale operatore affinché possa diventare per un bambino una figura di riferimento significativa come:
    a) guida al possesso di acquisizione di tappe fondamentali dello sviluppo psico-affettivo;
    b) tramite utile al processo di socializzazione e all’organizzazione di un “comportamento sociale”.
  • La necessita di usufruire dell’inserimento scolastico a tempo pieno.

Siamo disponibili per eventuali richieste di supervisione da fornire agli insegnanti che si trovano ad operare con bambini affetti da autismo. 


i contributi


RDI e presa in carico globale
Dott.ssa Eleonora Perconti

Il 16 e il 17 giugno 2007 presso l’aula magna della facoltà di economia e commercio di Palermo, l’AGSAS onlus in collaborazione con ACES (Autism Comprehensive Educational Services, California, USA) ha presentato un workshop sull’RDI (Relationship Development Intervention).

Il workshop è stato tenuto da alcune collaboratrici di ACES, una associazione che si trova a San Diego (California) e che mira a migliorare la qualità di vita degli individui e delle famiglie toccate dall’autismo. Il modello che forniscono è di “training parentale”, ovvero un modello che mira ad insegnare ai genitori (e a qualsiasi altro adulto di riferimento: insegnanti, operatori …) una modalità e uno stile di vita da adottare con la persona con autismo basata sullo scambio di emozioni.

Il workshop è stato articolato in due tematiche fondamentali:
1. sviluppare le competenze sociali nella persona con autismo;
2. i modelli di integrazione nel trattamento dell’autismo.
Inoltre, i partecipanti hanno potuto apprendere tecniche pratiche dell’RDI e al termine del corso sono seguiti 5 giorni d trattamento clinico RDI rivolto ad 8 famiglie.
L’RDI è una metodologia per persone con autismo, basata sullo sviluppo e sull’insegnamento delle relazioni sociali affinché possa migliorare la qualità della vita per la persona con autismo e la sua famiglia.
L’RDI è un approccio sistematico e flessibile, creato dal Dr. Steven Gutstein (psicologo riconosciuto a livello internazionale per questo programma), che si basa su solide ricerche scientifiche e la sua efficacia è comprovata da numerosi studi.
Le persone con autismo, sanno riconoscere le emozioni ma non fanno riferimento a questa abilità per comportarsi; possono arrivare ad avere discrete abilità di interazione sociale ma non hanno flessibilità e co-regolazione, cioè non si adattano agli altri e non regolano il proprio comportamento in base agli altri; hanno una comunicazione diretta , che serve ad ottenere ciò che vogliono ma non riescono a condividere esperienze; ricordano le cose come sono ma non ricordano le emozioni di quel determinato avvenimento. A tutte queste carenze si può rimediare attraverso l’intervento RDI per lo sviluppo relazionale.
L’RDI è una terapia basata sul training dei genitori, con l’obiettivo di accrescere l’inteligenza relazionale.
E' un approccio sistematico basato sullo sviluppo normale della crescita sociale ed emozionale ed è basato sulla supposizione che le persone autistiche vogliono le stesse cose delle persone non autistiche ma non sanno come esprimerle.
L’RDI è una terapia indirizzata a tutte le persone autistiche, a basso e ad alto funzionamento, di tutte le fasce di età, e si divide in 28 fasi (di cui le più importanti sono “Condividere le emozioni, Referencing , Coordinazione, Variazione).
L’AGSAS ha voluto inserire tra le proprie metodologie di intervento, nel trattamento delle persone con autismo, anche l’RDI, con il presupposto di garantire un intervento globale che tenga conto di ogni aspetto carente della vita di queste persone.
Il modello dell'RDI viene utilizzato dall'Associazione come modalità di approccio che fa leva sulla motivazione del bambino nella conduzione delle attività che favoriscono lo sviluppo dell'intersoggettività ma anche come creazione di continue opportunità quotidiane per entrare in "relazione" con la Persona con Autismo e favorirne collaborazione e acquisizione di abilità.
L’RDI è stato chiamato “il pezzo mancante nel trattamento degli individui nello spettro autistico”. L’effetto di questo approccio è un aumento di competenza e soddisfazione nell’interazione con i familiari e riduzione o risolvimento dell’ansia e depressione tipiche in queste famiglie.


Contributo di Sabrina Barbagallo

Una definizione che tecnicamente descriva cosa sia il tirocinio post-lauream in psicologia potrebbe essere la seguente :”Il tirocinio post-lauream è il tirocinio professionale propedeutico all’esame di abilitazione all’esercizio della professione di psicologo”.

Con tale consapevolezza e prospettiva generalmente gli studenti neo laureati cercano la struttura giusta in cui svolgere tale esperienza. L’obiettivo è quello di completare un percorso di studi con un’esperienza pratica, di completare il numero previsto di ore da espletare (500/1000) e di arrivare all’agognata possibilità di abilitarsi.

Anche per me le premesse sono state tali, ancor prima della proclamazione mi sono armata di curriculum vitae e di lettera di presentazione ed ho inviato le mie candidature in più di una struttura. Le strutture da me individuate erano state reperite tutte dall’elenco messo a disposizione dalla facoltà rispetto alle convenzioni stabilite tra università ed enti.

Non conoscevo AGSAS Onlus, l’acronimo mi incuriosiva, così ne ho visitato il sito.

Da quel momento per me si è aperto un mondo, o meglio “una finestra su un mondo”, il mondo dell’Autismo, una patologia di cui avevo letto qualcosa e studiato all’università ma che concretamente non avevo mai visto.

Sin dal suo avvio l’esperienza del tirocinio si è rivelata interessante, l’associazione ha dato la grande opportunità ai tirocinanti di partecipare a work shop teorico-pratici e corsi di formazione, per cui mi sento di poter dire che non potrò mai ringraziare abbastanza.

Le attività da me e dalle altre tirocinanti svolte si sono realizzate attraverso il supporto delle tutor cioè le psicologhe, la dott.ssa Lo Casto e la dott.ssa Segreto, che ci hanno accolto come parte di una totalità, una totalità che diventa collaborazione, insegnamento, partecipazione, formazione, condivisione delle difficoltà, una totalità che diventa anche famiglia, coinvolgimento e rispetto. Ci è stata consentita la grande opportunità di formarci sia teoricamente che praticamente, teoricamente attraverso le tante esperienze di formazione volute dal dott. Aloisi, presidente e fondatore dell’Agsas, ma anche un uomo, un collega, un direttore, un marito, un padre. La formazione teorica è stata integrata con la possibilità di assistere ai trattamenti domiciliari degli operatori psicologi con i bambini e/o ragazzi affetti da autismo, osservazioni che ci hanno consentito di vedere “cosa si fa e come si fa ” e il cui impatto emozionale è davvero intenso ed elevato.

Questa esperienza per me è stata davvero importante, ogni giorno trascorso in associazione o come osservatore al trattamento ha avuto e continua ad avere un suo valore.

Non mi sono sentita solo una tirocinante che deve necessariamente concludere il numero di ore richiesto, mi è stata trasmessa la passione per un lavoro complesso e difficile, la determinazione di chi da anni lotta per aiutare le persone autistiche a riabilitarsi, di chi si batte per comprendere un mondo in cui emozioni e sentimenti vengono espresse in un linguaggio differente da quello comune e convenzionale, un linguaggio che prima di quest’ esperienza non avrei mai capito e che oggi ascolto, sento e comincio a tradurre. Grazie AGSAS…

Un dolce pensiero vorrei esprimerlo per Santina, forte e coraggiosa anima dell’associazione, molto piu’ che una “segretaria”….una piccola e grande risorsa.

Sabrina Barbagallo,
Tirocinante Psicologa, anno 2009/2010


Contributo di Luana Cossentino

Riflettendo sull’esperienza di tirocinio svolta, la ragione che mi ha portato a scegliere l’ A.G.S.A.S. – onlus non è stata casuale ma meticolosamente programmata dentro di me ormai da diverso tempo.

Sognavo di concludere il mio percorso di studi facendo una reale esperienza sul campo nell’ambito della disabilità e dell’autismo in particolare. Il personale interesse verso questo argomento nasce molti anni fa, quando ho avuto l’opportunità di conoscere un bambino che almeno apparentemente mostrava i segni tipici dell’autismo (compromissione qualitativa dell’interazione sociale, della comunicazione sociale e modalità di comportamento, interessi e attività ristretti, ripetitivi e stereotipati). Sono state molte le difficoltà che ho incontrato entrando in relazione con lui: principalmente la personale frustrazione nel provare a comunicare e a stabilire un contatto; e poi l’incapacità di capire i suoi comportamenti stereotipati e i suoi modi bizzarri di esprimere i propri bisogni.

Attraverso l’ A.G.S.A.S. sto avendo l’opportunità di comprendere meglio le problematiche dell’autismo, maturando una conoscenza teorica sulle principali tecniche di intervento che vengono utilizzate nell’ambito dei disturbi generalizzati dello sviluppo, attraverso la partecipazione attiva a convegni e workshop tenuti da esperti di fama internazionale; in più ho avuto modo di mettere in pratica le conoscenze acquisite partecipando attivamente alla programmazione degli interventi, alla costruzione delle attività e di checklist per la raccolta dei dati, all’equipe tecnica e all’osservazione dei colloqui e dei trattamenti, affiancando operatori esperti nel settore che lavorano in rete con i soggetti autistici e con le loro famiglie.

Grazie alla disponibilità dell’ A.G.S.A.S, che mi sta facendo vivere questa magnifica esperienza, sto avendo la possibilità di accostarmi con occhi diversi a questo mondo che visto da fuori sembra quasi incomprensibile; e mi convinco sempre di più vivendo così da vicino l’autismo che se in queste persone è carente la capacità di comprendere gli stati mentali propri e degli altri e di utilizzarli per spiegare il comportamento, essi sono come “forestieri in una terra straniera”: “Immagina te stesso in una terra straniera. Appena scendi dall’autobus, le persone del posto ti circondano, gesticolano e urlano. Il tuo primo istinto può essere quello di combattere, di spingere questi intrusi lontano da te; di volare, correre lontano dalle loro incomprensibili domande; o rimanere immobile, cercando di ignorare il caos intorno a te” (Happé, 1994, pp. 49).

Credo che solo così possiamo riuscire a comprendere la “diversità” delle persone affette da autismo; anche se personalmente preferisco pensare a loro come “particolari” piuttosto che “diverse”.

Luana Cossentino,
tirocinante psicologa anno 2010


Clicca per maggiori informazioni...

 

Web, Hosting e Aggiornamento: PalermoWeb