
Area.Testimonianze

Questo spazio è dedicato a
tutti coloro che si confrontano con il mondo dell'Autismo e vogliono
condividere le proprie esperienze, riflessioni ed emozioni ...
Da non perdere...
INTRODUZIONE
I problemi del bambino autistico, nell’ambito delle
difficoltà relazionali, devono essere tenuti presenti in ogni momento della sua
educazione.
Ogni problema di insegnamento, tenuto conto degli specifici
problemi legati a tale patologia, dovrà porsi tutta una serie di obiettivi da
perseguire.
Il bambino autistico ha una scarsa consapevolezza della
propria identità e della propria immagine. Presenta turbe della socializzazione,
propenso più all’isolamento. Spesso rimane impegnato in attività stereotipate,
ossessive.
Affinché il suo comportamento asociale venga sostituito da uno accettabile è
necessaria la meditazione di una figura di riferimento significativa, quale
l’insegnante in ambiente scolastico.
A livello senso-percettivo il bambino autistico ha
notevoli difficoltà di organizzazione e di integrazione, difficoltà che si
ripercuotono in tutte le aree dell’esperienza e dell’apprendimento.
Un allenamento sensoriale prolungato è essenziale perché il
bambino autistico possa sviluppare la capacità di usare i suoi sensi in maniera
appropriata.
Allo stesso modo, tenuto conto delle difficoltà del
bambino autistico di strutturare un linguaggio comunicativo, l’insegnamento
scolastico dovrà essere finalizzato anche all’acquisizione e all’uso di
strutture grammaticali o di un’attività mimico-gestuale volte proprio alla
comunicazione.
L’ambiente scolastico deve quindi essere concepito come il
luogo in cui il bambino può venire a contatto con tutta una serie di situazioni
e materiali che deve imparare ad utilizzare in concreto con la guida costante
dell’insegnante.
Pertanto l’intervento psicopedagogico dovrebbe prevedere:
-
La
presenza di un’insegnante di sostegno che sia in rapporto di 1:1;
-
La
stabilità di tale operatore affinché possa diventare per un bambino una figura
di riferimento significativa come:
a) guida al possesso di acquisizione di
tappe fondamentali dello sviluppo psico-affettivo;
b) tramite utile al
processo di socializzazione e all’organizzazione di un “comportamento
sociale”.
-
La
necessita di usufruire dell’inserimento scolastico a tempo pieno.
Siamo disponibili per eventuali richieste di supervisione
da fornire agli insegnanti che si trovano ad operare con bambini affetti da
autismo.
i contributi
RDI e presa in carico globale
Dott.ssa Eleonora Perconti
Il 16 e il 17 giugno 2007 presso l’aula
magna della facoltà di economia e commercio di Palermo, l’AGSAS onlus in
collaborazione con ACES (Autism Comprehensive Educational Services,
California, USA) ha presentato un workshop sull’RDI (Relationship
Development Intervention).
Il workshop è stato tenuto da alcune
collaboratrici di ACES, una associazione che si trova a San Diego
(California) e che mira a migliorare la qualità di vita degli individui
e delle famiglie toccate dall’autismo. Il modello che forniscono è di
“training parentale”, ovvero un modello che mira ad insegnare ai
genitori (e a qualsiasi altro adulto di riferimento: insegnanti,
operatori …) una modalità e uno stile di vita da adottare con la persona
con autismo basata sullo scambio di emozioni.
Il workshop è stato articolato in due
tematiche fondamentali:
1. sviluppare le competenze sociali nella
persona con autismo;
2. i modelli di integrazione nel trattamento
dell’autismo.
Inoltre, i partecipanti hanno potuto apprendere
tecniche pratiche dell’RDI e al termine del corso sono seguiti 5 giorni
d trattamento clinico RDI rivolto ad 8 famiglie.
L’RDI è una
metodologia per persone con autismo, basata sullo sviluppo e
sull’insegnamento delle relazioni sociali affinché possa migliorare la
qualità della vita per la persona con autismo e la sua famiglia.
L’RDI
è un approccio sistematico e flessibile, creato dal Dr. Steven Gutstein
(psicologo riconosciuto a livello internazionale per questo programma),
che si basa su solide ricerche scientifiche e la sua efficacia è
comprovata da numerosi studi.
Le persone con autismo, sanno
riconoscere le emozioni ma non fanno riferimento a questa abilità per
comportarsi; possono arrivare ad avere discrete abilità di interazione
sociale ma non hanno flessibilità e co-regolazione, cioè non si adattano
agli altri e non regolano il proprio comportamento in base agli altri;
hanno una comunicazione diretta , che serve ad ottenere ciò che vogliono
ma non riescono a condividere esperienze; ricordano le cose come sono ma
non ricordano le emozioni di quel determinato avvenimento. A tutte
queste carenze si può rimediare attraverso l’intervento RDI per lo
sviluppo relazionale.
L’RDI è una terapia basata sul training dei
genitori, con l’obiettivo di accrescere l’inteligenza relazionale.
E'
un approccio sistematico basato sullo sviluppo normale della crescita
sociale ed emozionale ed è basato sulla supposizione che le persone
autistiche vogliono le stesse cose delle persone non autistiche ma non
sanno come esprimerle.
L’RDI è una terapia indirizzata a tutte le
persone autistiche, a basso e ad alto funzionamento, di tutte le fasce
di età, e si divide in 28 fasi (di cui le più importanti sono
“Condividere le emozioni, Referencing , Coordinazione, Variazione).
L’AGSAS ha voluto inserire tra le proprie metodologie di intervento, nel
trattamento delle persone con autismo, anche l’RDI, con il presupposto
di garantire un intervento globale che tenga conto di ogni aspetto
carente della vita di queste persone.
Il modello dell'RDI viene
utilizzato dall'Associazione come modalità di approccio che fa leva
sulla motivazione del bambino nella conduzione delle attività che
favoriscono lo sviluppo dell'intersoggettività ma anche come creazione
di continue opportunità quotidiane per entrare in "relazione" con la
Persona con Autismo e favorirne collaborazione e acquisizione di
abilità.
L’RDI è stato chiamato “il pezzo mancante nel trattamento
degli individui nello spettro autistico”. L’effetto di questo approccio
è un aumento di competenza e soddisfazione nell’interazione con i
familiari e riduzione o risolvimento dell’ansia e depressione tipiche in
queste famiglie.
Contributo
di Sabrina Barbagallo
Una definizione
che tecnicamente descriva cosa sia il tirocinio post-lauream in
psicologia potrebbe essere la seguente :”Il tirocinio post-lauream è il
tirocinio professionale propedeutico all’esame di abilitazione
all’esercizio della professione di psicologo”.
Con tale
consapevolezza e prospettiva generalmente gli studenti neo laureati
cercano la struttura giusta in cui svolgere tale esperienza. L’obiettivo
è quello di completare un percorso di studi con un’esperienza pratica,
di completare il numero previsto di ore da espletare (500/1000) e di
arrivare all’agognata possibilità di abilitarsi.
Anche per me le
premesse sono state tali, ancor prima della proclamazione mi sono armata
di curriculum vitae e di lettera di presentazione ed ho inviato le mie
candidature in più di una struttura. Le strutture da me individuate
erano state reperite tutte dall’elenco messo a disposizione dalla
facoltà rispetto alle convenzioni stabilite tra università ed enti.
Non conoscevo
AGSAS Onlus, l’acronimo mi incuriosiva, così ne ho visitato il sito.
Da quel momento
per me si è aperto un mondo, o meglio “una finestra su un mondo”, il
mondo dell’Autismo, una patologia di cui avevo letto qualcosa e studiato
all’università ma che concretamente non avevo mai visto.
Sin dal suo
avvio l’esperienza del tirocinio si è rivelata interessante,
l’associazione ha dato la grande opportunità ai tirocinanti di
partecipare a work shop teorico-pratici e corsi di formazione, per cui
mi sento di poter dire che non potrò mai ringraziare abbastanza.
Le attività da
me e dalle altre tirocinanti svolte si sono realizzate attraverso il
supporto delle tutor cioè le psicologhe, la dott.ssa Lo Casto e la
dott.ssa Segreto, che ci hanno accolto come parte di una totalità, una
totalità che diventa collaborazione, insegnamento, partecipazione,
formazione, condivisione delle difficoltà, una totalità che diventa
anche famiglia, coinvolgimento e rispetto. Ci è stata consentita la
grande opportunità di formarci sia teoricamente che praticamente,
teoricamente attraverso le tante esperienze di formazione volute dal
dott. Aloisi, presidente e fondatore dell’Agsas, ma anche un uomo, un
collega, un direttore, un marito, un padre. La formazione teorica è
stata integrata con la possibilità di assistere ai trattamenti
domiciliari degli operatori psicologi con i bambini e/o ragazzi affetti
da autismo, osservazioni che ci hanno consentito di vedere “cosa si fa e
come si fa ” e il cui impatto emozionale è davvero intenso ed elevato.
Questa
esperienza per me è stata davvero importante, ogni giorno trascorso in
associazione o come osservatore al trattamento ha avuto e continua ad
avere un suo valore.
Non mi sono
sentita solo una tirocinante che deve necessariamente concludere il
numero di ore richiesto, mi è stata trasmessa la passione per un lavoro
complesso e difficile, la determinazione di chi da anni lotta per
aiutare le persone autistiche a riabilitarsi, di chi si batte per
comprendere un mondo in cui emozioni e sentimenti vengono espresse in un
linguaggio differente da quello comune e convenzionale, un linguaggio
che prima di quest’ esperienza non avrei mai capito e che oggi ascolto,
sento e comincio a tradurre. Grazie AGSAS…
Un dolce
pensiero vorrei esprimerlo per Santina, forte e coraggiosa anima
dell’associazione, molto piu’ che una “segretaria”….una piccola e grande
risorsa.
Sabrina
Barbagallo,
Tirocinante Psicologa, anno 2009/2010
Contributo di Luana
Cossentino
Riflettendo
sull’esperienza di tirocinio svolta, la ragione che mi ha portato a
scegliere l’ A.G.S.A.S. – onlus non è stata casuale ma meticolosamente
programmata dentro di me ormai da diverso tempo.
Sognavo di
concludere il mio percorso di studi facendo una reale esperienza sul
campo nell’ambito della disabilità e dell’autismo in particolare. Il
personale interesse verso questo argomento nasce molti anni fa, quando
ho avuto l’opportunità di conoscere un bambino che almeno apparentemente
mostrava i segni tipici dell’autismo (compromissione qualitativa
dell’interazione sociale, della comunicazione sociale e modalità di
comportamento, interessi e attività ristretti, ripetitivi e
stereotipati). Sono state molte le difficoltà che ho incontrato entrando
in relazione con lui: principalmente la personale frustrazione nel
provare a comunicare e a stabilire un contatto; e poi l’incapacità di
capire i suoi comportamenti stereotipati e i suoi modi bizzarri di
esprimere i propri bisogni.
Attraverso l’
A.G.S.A.S. sto avendo l’opportunità di comprendere meglio le
problematiche dell’autismo, maturando una conoscenza teorica sulle
principali tecniche di intervento che vengono utilizzate nell’ambito dei
disturbi generalizzati dello sviluppo, attraverso la partecipazione
attiva a convegni e workshop tenuti da esperti di fama internazionale;
in più ho avuto modo di mettere in pratica le conoscenze acquisite
partecipando attivamente alla programmazione degli interventi, alla
costruzione delle attività e di checklist per la raccolta dei dati,
all’equipe tecnica e all’osservazione dei colloqui e dei trattamenti,
affiancando operatori esperti nel settore che lavorano in rete con i
soggetti autistici e con le loro famiglie.
Grazie alla
disponibilità dell’ A.G.S.A.S, che mi sta facendo vivere questa
magnifica esperienza, sto avendo la possibilità di accostarmi con occhi
diversi a questo mondo che visto da fuori sembra quasi incomprensibile;
e mi convinco sempre di più vivendo così da vicino l’autismo che se in
queste persone è carente la capacità di comprendere gli stati mentali
propri e degli altri e di utilizzarli per spiegare il comportamento,
essi sono come “forestieri in una terra straniera”: “Immagina te
stesso in una terra straniera. Appena scendi dall’autobus, le persone
del posto ti circondano, gesticolano e urlano. Il tuo primo istinto può
essere quello di combattere, di spingere questi intrusi lontano da te;
di volare, correre lontano dalle loro incomprensibili domande; o
rimanere immobile, cercando di ignorare il caos intorno a te” (Happé,
1994, pp. 49).
Credo che solo
così possiamo riuscire a comprendere la “diversità” delle persone
affette da autismo; anche se personalmente preferisco pensare a loro
come “particolari” piuttosto che “diverse”.
Luana
Cossentino,
tirocinante psicologa anno 2010